COCCARO 3 BRUCIA/BRÛLE
Un argomento scottante
Lettera aperta agli amici e ai compagni, dal forte odor di bruciato.
Abbiamo preferito scrivervi una lettera perchè ci risultava più facile e meno formale di un comunicato "ufficiale". Incominciamo con il ringraziarvi subito per l'aiuto e la solidarietà che ci state offrendo. Sappiamo che è sincera.
Facciamo un piccolo riassunto dei fatti nel caso questa lettera sia letta da qualcuno che non conosce la nostra storia.
Fasano, piccola città pugliese. Un collettivo in vita da una quindicina d'anni circa che ha interessi prevalentemente attorno all’idea dell'autoproduzione, dalla musica al vino, dal cinema all'olio... quello che noi chiamiamo politica.
Prima l’occupazione di una scuola abbandonata (Mulini vecchi), poi la permanenza nella Masseria Maizza per tanti anni, ed infine la terza esperienza a Coccaro3, casa nostra.
Qualche sera fa sono entrati nella sala dei concerti con un furgoncino rubato qualche giorno prima, e gli hanno dato fuoco. Insieme al furgone è andato in fumo parte della casa. Gravi danni alla struttura e alle attrezzature.
Risulta difficile fare un'analisi lucida e completa sull'accaduto, ed ancor più esprimere considerazioni politiche su questo tipo di eventi.
Solitamente, in questi casi, la prima cosa che si fa è un comunicato che incomincia accusando i fascisti (o il nemico di turno) e chiudendo con frasi "nessuno brucerà mai le nostre idee" e indicendo una manifestazione di sensibilizzazione. Magari dando anche qualche responsabilità a Berlusconi. Vero, è così che si dovrebbe fare.
Però noi di comunicati politici seri non siamo mai stati bravi a scriverne. Per la manifestazione pubblica vogliamo aspettare qualche giorno. Vorremmo prima capire chi sono i nemici, perché e come combatterli. Fare la manifestazione “contro la mafia, contro i fascisti, contro i politici, contro la gente” tutto in una volta forse è eccessivo. E poi sembra assurdo, ma dire che chi ha incendiato il posto ce l'aveva con noi per motivi politici, potrebbe metterci ulteriormente nei casini legali (risarcimento danni).
Di analisi sul chi è stato se ne facevano al bar l'altra mattina con avventori occasionali ed alcolisti abituali. Tutti d'accordo che è l'effetto dell'operazione primavera. Prima i cocainomani simpatizzanti di destra e le forze dell'ordine si occupavano delle sigarette (i primi a trafficare, i secondi a coprirli), ora ognuno si arrangia come può, perchè tengono famiglia pure loro. Una scorribanda con incendio in un posto frequentato da sfigati e capelloni si può tollerare, l'importante che non esagerino troppo.
Atti vili, premeditati, che chiudono ogni agibilità a chi si esprime a favore delle diversità.
Questi atti criminali sono un "no" secco e chiaro a qualsiasi spazio non conforme, critico e propositivo: si "ripuliscono" le piazze dai migranti, si bruciano i centri sociali (pratica diffusa: chiedete ai compagni del CSOA Pinelli di Genova, il Vittoria a Milano, il Gatanegra a Pordenone, ecc.), si riempiono le strade di poliziotti e telecamere, per attuare la società omologata che tanto piace ai Fini e Bossi di turno.
Gli sbirri però ci hanno detto che se gli portiamo il colpevole gli chiederanno se veramente è stato lui. Se dice sì lo arrestano. Ma non credendo nè nella legge nè in dio, non aspettiamo "sviluppi" o miracoli. I colpevoli non si troveranno mai.
Il fatto è che noi di nemici giurati non ne abbiamo. O quanto meno sono sparsi in ugual misura in tutta la città. Perchè è questo quello che viene fuori da questa vicenda.
Non è solo una storia politica, è una classica storia da “sud”, è una storia dove chi crea regole e chi le infrange stanno dalla stessa parte, è una storia di degrado e di indifferenza. Degrado e superficialità che, crediamo, uniscano gran parte dei paesi della nostra zona. E si sa, il degrado produce violenza.
“Cavallo di ritorno”, lo chiamano, quando ti accordi con il proprietario dell´auto che hai rubato per restituirla dietro ricompensa. Quasi sempre si accetta, perché altrimenti ti bruciano la macchina, e qui pochissimi possono permettersi un’assicurazione furto ed incendio. Solitamente questi “lavori” sono fatti da personaggi nati in ambienti già violenti, e molto spesso sono strade che altri scelgono per loro.
Vittime di un sistema economico e sociale di disoccupazione, di marginalizzazione, di degrado delle periferie, di perenne esclusione dal mainstream della nostra società. Tutto ruota attorno questioni d´onore, dove la legge che conta è quella del più forte, del sopruso, della prepotenza, delle mani addosso...
Ci siamo ritrovati per l’ennesima volta a fare i conti con la violenza, con la nostra città. Sappiamo che chiedere giustizia e sicurezza allo stato limiterebbe ancora di più la nostra libertà. Non aspettano altro per darti più polizia e varare leggi liberticide. Sappiamo che a farci giustizia da soli perderemmo. Questione di numeri,
Storicamente la cultura, l´educazione, lavori dignitosi, i servizi sociali, uno sviluppo senza interessi personali, non ha mai fatto parte delle volontà politiche degli amministratori/padroni. Meglio lasciare tutto così com’è.
E chi non sopporta va via, e noi sempre di meno in queste “zone depresse”, come le chiama lo stato. Depresse per non usare il termine degradate.
Degrado voluto, prodotto e coperto dalle "autorità", quelle che vedi in prima fila alle processioni, quelle che si occupano dell'ordine e dello sviluppo dei nostri bei paesini.
Il nostro collettivo, lo ammettiamo, è da sempre un gruppo anomalo, ai margini. E a restare ai margini ci si prende mazzate, da una parte la mala e dall'altra gli sbirri. E tu nel mezzo a chiederti cosa è peggio, cosa ti fa più schifo. E poi sopra ci sono quelli che di politica ne capiscono più di te, che amichevolmente ti dicono che a star da soli in fondo te le cerchi, non hai amici, non hai credito nel paese...
Ma forse ancor peggio è la gente (la cosiddetta “società civile”), che non vede, non sa. Un incendio durato (crediamo) circa 10 ore, dove il fumo prodotto sarà stato tantissimo e assai nero. Nessuno ha visto niente, nessuno si è preoccupato di avvisare pompieri o quanto meno un vigile. Tutti complici.
Tutto distrutto. Si riparte da zero. E così si va avanti, al solito, senza chiedere niente a nessuno se non agli amici. Perchè la vostra vicinanza, essa sia verbale o economica, sappiamo essere spontanea. Perchè forse fate parte anche voi di quelli che prendono mazzate, e sapete cosa significa cadere, ed avere la dignità di rialzarsi.
O magari perchè si rende conto che, di gente che alle idee unisce la pratica, ce n'è sempre meno. Una sorta di animale in via d'estinzione.
Perchè ci si rende conto dell'importanza che avere spazi di autonomia e di libertà è il primo passo verso qualcosa di rivoluzionario. Il non dover chiedere permesso, per favore, il non dover stare con un cappello in mano di fronte a un uomo solo perchè ha una carica politica. Siano spazi occupati, o semplicemente presi in affitto (come nel nostro caso), sono luoghi da sostenere. Non è un caso che ce ne siano sempre meno, in tutt'italia.
Perché dove non arrivano gli sbirri, ci pensano la mala e i fascisti. Tutto torna.
Di tutto questo, se volete, possiamo discutere “politicamente” insieme.
Ci hanno colpito in un momento già difficile per noi, poche le forze a disposizione e le energie a disposizione. In ogni caso, questo evento ha dato una scossa imprevista. Rabbia unita all’orgoglio.
Siamo noi che dobbiamo scegliere se andare via o meno dalle nostre città, non sono questi stronzi che ci cacceranno.
Continuare dunque l'opera di resistenza che per quanto ci riguarda è incominciata tanti anni fa. Resistenza che consiste nel continuare a vivere qui, proseguire un percorso fatto di critica, di idee e di azione.
Rivendicare il diritto ad una vita sociale diversa, fondata sul rispetto e sulla libertà; continuare a realizzare progetti politici e culturali slegati dalla logica del profitto.
Un collettivo con un percorso solitario e visto con diffidenza, perchè senza un capo né una linea, senza comunicati ufficiali, senza rappresentanti. Però stranamente con tanti amici. Come voi.
Grazie ancora.
vi abbracciamo tutti
(ex) Coccaro3 - Fasano
nous recevons et bien sur nous publions le dernier communiqué de Coccaro 3
Un sujet brûlant
Lettre ouverte aux amis et camarades, à la forte odeur de brulé
Nous avons préféré vous écrire une lettre parce que cela nous semblait plus facile et moins formel qu’un communiqué « officiel ». Nous commençons pas vous remercier d’abord pour l’aide et la solidarité que vous nous offrez. Nous savons qu’elle est sincère.
Faisons un petit des faits pour le cas où cette lettre serait lue par quelqu’un qui ne connaît pas notre histoire.
Fasano, petite ville des Pouilles. Un collectif existant depuis une quinzaine d’années environ et qui s’intéresse principalement à l’idée de l’autoproduction, de la musique au vin, du cinéma à l’huile…ce que nous appelons politique.
D’abord l’occupation d’une école abandonnée (Mulini Vecchi) puis la Masseria Maizza pendant plusieurs années, et enfin la troisième expérience, Coccaro3, notre chez-nous.
Il y de ça quelques jours, « ils » sont entrés dans la salle de concerts avec un petit fourgon volé quelques jours auparavant, et « ils » l’ont brûlé. En même temps que le fourgon, une partie de la maison est partie en fumée. De gros dommages à la maison et au matériel.
Il apparaît difficile de faire une analyse lucide et complète de ce qui s’est passé, il est encore plus difficile d’exprimer des considérations politiques sur ce type d’évènements.
D’habitude, dans ce genre de cas, la première chose faite est un communiqué qui commence par accuser les fascistes (ou l’ennemi désigné) et finit avec une phrase du genre « personne ne brûlera nos idées » et une convoque à une manifestation de sensibilisation. On peut aussi ajouter quelques responsabilités berlusconiennes. C’est vrai, c’est comme ça qu’il faudrait faire.
Mais nous, des communiqués politiques sérieux nous n’avons jamais été capables d’en faire. Pour la manifestation publique nous voulons attendre encore quelques jours. Nous voudrions d’abord comprendre qui sont les ennemis, pourquoi et comment les combattre. Faire une manifestation contre les fascistes, la mafia, les politiciens, contre les gens tout en une fois nous paraît un peu excessif.
Une analyse sur « qui l’a fait », on en a faite une l’autre matin avec des buveurs de passage et des alcooliques habituels. Tous d’accord : c’est un effet de « l’opération Primavera »[1]. Avant, les cocaïnomanes proches de la droite et les forces de l’ordre s’occupaient de cigarettes (les premiers trafiquaient, les deuxièmes les couvraient), maintenant c’est un peu « chacun fait ce qu’il peut » car « ils ont une famille eux aussi ». Une virée avec incendie d’un lieu remplis de chevelus et de marginaux peut être tolérée, l’important c’est qu’ils n’exagèrent pas.
Actes vils, prémédités qui ôtent toute possibilités à ceux qui s’expriment en faveur de la diversité.
Ces actes criminels sont un « non » sec et clair à un quelconque espace non-conforme, critique et propositif, on « nettoie » les place de leurs populations migrantes, on brûle les « centri sociali » (pratique pas nouvelle : demandez aux camarades du CSOA Pinelli de Gênes, du Vittoria a Milan, du Gatanegra a Pordenone, etc.) on remplit les rues de flics et de caméras pour réaliser la société homologuées qui plaît tant aux Fini et aux Bossi du moment.
Les flics nous ont dit que si nous leur amenons le coupable, il lui demanderont si ça a vraiment été lui. S’il répond oui, ils l’arrêteront. Mais nous ne croyons pas ni dans la loi, ni en dieu, nous n’attendons aucun « développement » ou miracles. Les coupables ne seront jamais trouvés.
Le fait est que des ennemis jurés nous n’en avons pas. OU disons plutôt qu’ils sont éparpillés de manière égale dans toute la ville. Parce que c’est ça qui ressort de cette histoire.
Ce n’est pas seulement une histoire politique, c’est une classique histoire « du sud » c’est une histoire dans laquelle ceux qui créent les règles et ceux qui les violent sont du même côté, c'est une histoire de laisser-aller et d'indifférence. Laisser-aller et superficialité qui sont, il nous semble, un point commun de beaucoup d'endroits de notre région. Et, cela se sait, l'abandon entraîne la violence.
"Cavallo di ritorno" (cheval de retour) c'est le nom que l'on donne au fait que tu t'accordes avec le propriétaire de la voiture que tu as volée pour la lui rendre après paiement d'une "récompense". Presque toujours, cet échange est accepté parce que sinon la voiture volée est brûlée et très peu de monde peut se permettre une assurance vol et incendie pour son véhicule. D'habitude, ces "travaux" sont faits par des personnages nés dans des milieux déjà violents et souvent leurs choix de vie sont faits par d'autres qu'eux.
Victimes d'un système économique et social, du chômage, de la marginalisation, de la dégradation des périphéries, de l'exclusion des courants dominants de notre société. Tout tourne alors autour des questions d'honneur, où la seule loi qui compte et celle du plus fort, des abus, de l'arrogance et de la violence physique.
Nous nous retrouvons encore une fois à devoir nous confronter à la violence, à notre ville. Nous savons que demander justice et sécurité à l'état ne pourrait que limiter encore plus notre liberté. Ils n'attendent que ça pour nous donner encore plus de flics et de lois liberticides. Nous savons que nous ne pouvons que perdre en essayant de faire justice nous-mêmes. Questions de chiffres.
Historiquement, la culture, l'éducation, la dignité dans le travail, les services sociaux, un développement sans intérêts personnels n'ont jamais fait partie des volontés politiques des administrateurs/patrons. Mieux vaut laisser tout dans le même état.
Et celui que ne le supporte pas s'en va et nous, toujours moins nombreux dans ces zones "difficiles" comme les appelle l'état. Difficiles pour ne pas utiliser le terme de dégradées.
Une dégradation voulue, produite et couverte par les "autorités" celles que nous voyons en tête des processions, celles qui s'occupent de l'ordre et du développement de nos jolies petites villes.
Notre collectif, nous l'admettons, est depuis toujours un groupe étrange, en marge. En restant en marge, on prend des coups, d'un côté les délinquants, de l'autre les flics. Et toi, au milieu, te demandant ce qui est pire, ce qui te dégoûte le plus. Et puis en-dessus, il y a ceux qui de politique, en savent plus que toi, qui, amicalement, te disent que si tu es tout seul tu l'as bien cherché, tu n'as pas d'amis et tu n'as aucun crédit dans la société.
Mais peut-être encore pire, les gens, la "société civile" qui voit pas, qui ne sait pas. Un incendie qui a duré, semble-t-il, environ 10 heures, qui a dû produit beaucoup de fumée plutôt noire. Personne n'a rien vu, personne ne s'est inquiété d'aviser les pompiers ou la police. Tous complices.
Tout est détruit. On repart de zéro. C'est comme ça que nous avançons, comme d'habitude, sans rien demander rien à personne sinon aux amis. Parce que le fait que vous soyez proches de nous de manière verbale ou économique est un acte spontané. Peut-être parce que vous êtes aussi de ceux qui prennent des coups et vous savez ce que signifie tomber et avoir la dignité de se relever.
Ou peut-être parce que des gens qui unissent les idées à la pratique, il y en a toujours moins. Une sorte d'espèces en voie d'extinction.
Parce que certaines et certains se rendent compte qu'avoir des espaces d'autonomie et de liberté constitue le premier pas vers quelque chose de révolutionnaire. Ne pas devoir demander de permission, s'il vous plaît, enlever son chapeau devant un homme uniquement parce qu'il a une charge politique. Qu'il s'agisse d'espaces occupés ou simplement loué (comme dans notre cas) ce sont des lieux à soutenir. Ce n'est pas par hasard qu'il y en a toujours moins en Italie.
Parce que là où les flics n'arrivent pas, les petits délinquants et les fascistes font le travail. Le compte est bon.
De tout ça, si vous voulez, nous pouvons discuter "politiquement" ensemble.
"Ils" nous ont frappé dans un moment déjà difficile pour nous, peu de forces et d'énergies à disposition. De toute évidence, cet événement nous a "secoués" de manière imprévue. Rage unie à l'orgueil. Nous sommes ceux qui doivent décider si nous voulons quitter nos villes, ce ne sont certainement pas ces cons qui nous chasseront.
Continuer l'œuvre de résistance qui, en ce qui nous concerne, a commencé il y a plusieurs années. Une résistance qui consiste à continuer à vivre ici, poursuivre un parcours fait de critique, d'idées et d'action.
Revendiquer le droit à une vie sociale différente, fondée sur le respect et sur la liberté; continuer à réaliser des projets politiques et culturels hors de toute logique de profit.
Un collectif avec un parcours solitaire et vu avec méfiance, car sans chef ni ligne, sans communiqué officiel, sans représentants. Mais étonnamment avec beaucoup d'amis. Comme vous.
Merci encore
(ex)Coccaro3 - Fasano
[1] Opération policière et militaire de grande envergure pour anéantir le phénomène de la contrebande, principalement de cigarettes (2000)

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